Interviste ai volontari

Ritratto a mezzo busto del volontario ANS Bruno Allegra

L’impegno e le idee sono le vere energie rinnovabili per un’associazione.

Parliamo con Bruno Allegra, da lungo tempo volontario di ANS – Associazione Nazionale Subvedenti

Bruno, tu conosci l’associazione da molti anni… ci racconti come hai iniziato?

Sono ipovedente dalla nascita e nel 2001 per migliorare la mia posizione lavorativa avevo necessità di fare un corso ECDL, la patente europea per l’uso del computer. In ANS ho potuto frequentare un corso che teneva conto di questi miei limiti visivi; mi sono trovato così bene da diventare in seguito io stesso tutor per queste attività formative. La sede era ancora quella nella scuola di via Clericetti e anche se l’ambiente era piccolo, già allora fervevano molte idee: nel 2004 nacque il servizio “Tommaso”, quello che ancora oggi permette a migliaia di persone di provare gratuitamente e di scegliere le tecnologie assistive più idonee a ciascun tipo di disabilità visiva.

E ancora oggi lavori come volontario in quell’ambito, vero?

Sì, anche se il mio ruolo è cambiato nel tempo. Per motivi familiari ho dovuto interrompere la collaborazione diretta con ANS dal 2008 al 2021, pur rimanendo vicino al mondo associativo. Ho potuto riprendere solo nel 2021 e attualmente mi occupo della manutenzione dei tanti strumenti presenti nell’ausilioteca, che naturalmente devono sempre essere tenuti in efficienza, per poter garantire un buon funzionamento.

Cosa è cambiato in ANS da quando la frequenti?

Nel tempo l’associazione ha moltiplicato i suoi interventi a favore delle persone con disabilità visiva, occupandosi di  diversi ambiti, da quelli storici dell’inclusione scolastica e lavorativa, a quelli della formazione per l’orientamento, la mobilità e l’autonomia, e più recentemente, con “DescriVedendo” nel settore culturale.

E quali sono, per il prossimo futuro, le sfide che l’associazione è chiamata ad affrontare?

Sono tantissime in un mondo che sta cambiando così velocemente: le persone ipovedenti sono stimate in continuo aumento a causa dell’l’invecchiamento della popolazione, ma gli anziani ipovedenti di domani saranno diversi da quelli con cui ci rapportiamo oggi; avranno una maggiore confidenza con la tecnologia e la tecnologia stessa sarà molto diversa da quella con cui ci confrontiamo oggi. Ma non è detto che tutto si risolva sul piano dell’innovazione… se ad esempio penso alle problematiche psicologiche che ancora oggi crea l’uso di uno strumento semplice come il bastone bianco! Servirà, al di là della tecnologia, soprattutto restare vicini alle esigenze e al modo di ragionare delle persone.

In concreto, cosa dovrebbe fare dunque ANS che ancora non fa, o non fa abbastanza?

Naturalmente so che servirebbero molte risorse economiche per attuare certi progetti, ma penso che ANS debba  soprattutto fare uno sforzo in più per fare conoscere quello che già ora fa e per allargare la community che la sostiene: oltre ai professionisti che ci lavorano, ci sono i soci, ci sono i volontari, ma ci sono anche le migliaia di persone che si sono rivolte a noi e che potrebbero fare da cassa di risonanza  e passa-parola per testimoniare la qualità del nostro operato. E poi ci sono molte partnership sul territorio, da attivare  per il bene comune di chi lo abita.

Un’ultima domanda più personale: oltre alle attività di volontariato, quali sono le tue passioni nel tempo libero?

A parte le amicizie, amo molto il mare, la musica, collezionare vecchi componenti Hi-Fi e – anche se potrà sembrare strano per una persona ipovedente – mi diverto con la fotografia.

Ritratto a mezzo busto di Antonella Scolari

Antonella Scolari, volontaria: “Far parte di ANS è il mio modo di restituire una piccola parte del supporto che ho ricevuto”

Abbiamo intervistato Antonella, volontaria da 10 anni, per condividere la sua preziosa esperienza e il suo impegno all’interno dell’associazione.

Antonella, come hai conosciuto l’Associazione Nazionale Subvedenti?

Li conosco da quando avevo 11 anni: l’ANS è nata da un’idea della Dottoressa Contini, la responsabile del centro di oculistica infantile, presso cui era situata la scuola speciale per ipovedenti Antonio Scarpa, che ai tempi io stessa frequentavo. Tra i fondatori, nel 1970, c’erano molti dei nostri insegnanti e genitori, incluso mio padre.

Cosa ha significato per te diventare volontaria per ANS?

Nel 2014, quando sono andata in pensione, la prima occupazione che mi è venuta in mente è stata proprio diventare volontaria per ANS. È il mio modo di restituire una piccola parte del generoso supporto che io stessa ho ricevuto da loro. Come ho detto, ho frequentato quella scuola da bambina, ci sono tornata da adulta come insegnante di sostegno… in realtà non ho mai smesso di essere in contatto con loro, anche perché in passato la sede dell’associazione era proprio all’interno dell’edificio scolastico che frequentavo.

In cosa consiste il tuo volontariato presso ANS?

Ho iniziato lavorando nei presidi, dando informazioni e rispondendo alle telefonate. Oggi incontro chi si rivolge al Servizio Tommaso dell’associazione: sono soprattutto persone che desiderano recuperare attraverso il corretto uso di tecnologie assistive, quell’autonomia che hanno perso con la diminuzione della vista. Questo ruolo mi piace particolarmente, anche se inizialmente può apparire difficile perché non sai mai chi ti troverai di fronte e come reagirà. Tuttavia, a posteriori è bello vedere come le persone grazie a noi possono trovare effettivamente una soluzione ad alcuni loro problemi. Fra i volontari siamo almeno cinque ipovedenti e quando le persone capiscono che viviamo la loro stessa condizione, si rincuorano e si affidano maggiormente a noi.

Puoi spiegare in sintesi che cosa offre il Servizio Tommaso di cui ti occupi come volontaria?

Il Servizio Tommaso si svolge in un ambiente che chiamiamo ausilioteca, situata a Milano, all’interno della biblioteca in Via Valvassori Peroni in zona Lambrate. L’ausilioteca è una grande sala che raccoglie ed espone moltissimi ausili per persone con disabilità visiva: da lenti di ingrandimento retroilluminate a software per l’uso del computer, da videoingranditori da tavolo o portatili, fino alle più recenti app che possono trasformare il cellulare in un comodo strumento di accessibilità. Noi però non vendiamo alcun prodotto, perché il Servizio Tommaso è mirato esclusivamente alla dimostrazione di come funzionano gli ausili e al supportoper le pratiche di invalidità e i contributi a cui si può avere diritto. Oggi le persone che accedono al Servizio Tommaso sono più spesso anziane, con problemi come la maculopatia, che non consentono più di leggere… ma va sempre tenuto presente che i disturbi degli ipovedenti sono diversi da persona a persona e conseguentemente necessitano sempre di un approccio  mirato.

Racconta un’occasione che ha rafforzato il tuo senso di appartenenza ad ANS

Ogni volta che vedo un utente del Servizio Tommaso andare via contento è già un’immensa soddisfazione e a volte si instaurano anche amicizie, ma ricordo con un’emozione particolare la giornata del 1 dicembre 2023, quando abbiamo celebrato i 20 anni del Servizio Tommaso. Abbiamo assistito a uno spettacolo teatrale di giovani attori bravissimi, che hanno reso accessibili i loro movimenti di scena alle persone con disabilità visiva, attraverso una descrizione integrata nella drammaturgia. È stato un momento incredibile e un’occasione per ritrovare persone e colleghi che non incontravo da anni.

Sono orgogliosa di far parte di questa splendida associazione.

Ringraziamo Antonella per aver condiviso la sua storia e per il suo prezioso contributo per l’Associazione Nazionale Subvedenti.

Ritratto a mezzo busto di Vittorino Riva

OLTRE 10 ANNI DI VOLONTARIATO: l’impegno di Vittorino Riva con l’Associazione Nazionale Subvedenti

Vittorino Riva, volontario dell’Associazione Nazionale Subvedenti, ci racconta la sua esperienza al servizio delle persone ipovedenti per aiutarle a capire come la tecnologia può supportarle in un percorso di autonomia.

Vittorino, come sei arrivato a essere volontario per l’Associazione Nazionale Subvedenti?

Ho iniziato la mia attività di volontariato nel 1993, quando ancora lavoravo, in un Associazione di Pronto Soccorso, per cui il volontariato fa da sempre parte della mia indole: mi piace poter essere d’aiuto alle persone, mi fa stare bene.

Quando sono andato in pensione, avendo più tempo, nell’Associazione Nazionale Subvedenti ho trovato il mio ruolo, mettendo a frutto il valore che potevo dare sul piano informatico, organizzativo ed amministrativo.

Da allora mi sono molto legato all’Associazione, un luogo dove aiutare gli altri, siano essi con disabilità visiva o meno, che ci fa crescere tutti e migliorare umanamente.

Partiamo dall’inizio: racconta come sei entrato in contatto con la nostra realtà.

È stato durante un evento di presentazione organizzato da MANAGERITALIA, associazione sindacale dei Dirigenti di Commercio a cui sono iscritto, che da diverso tempo coinvolge persone che hanno acquisito competenze gestionali durante la loro carriera a metterle a disposizione di enti del terzo settore. In quell’occasione un mio collega, già volontario dell’Associazione, mi ha invitato a visitare l’ausilioteca e da lì è iniziata la mia collaborazione, che negli anni si è fatta intensa e continuativa.

Qual è l’aspetto che più ti ha colpito?

È stato quando l’Associazione Nazionale Subvedenti mi ha mostrato la sua ausilioteca, un luogo unico in Italia. In essa sono raccolti numerosi strumenti tecnologici che vengono messi gratuitamente a disposizione delle persone con limitata capacità visiva, per recuperare autonomia innanzitutto nella lettura e nella scrittura e più in generale nei vari compiti della vita quotidiana. 

Al suo interno sono stato formato sia sugli aspetti che non conoscevo dell’ipovisione, sia sulle caratteristiche delle diverse tecnologie assistive che possono essere d’aiuto alle persone ipovedenti. In ausilioteca sono presenti un centinaio di strumenti, a partire dalle più tradizionali lenti di ingrandimento, però dotate di luce; ai video-ingranditori, sia da tavolo,sia tascabili; alle “macchine di lettura” (che traducono ogni tipo di testo in una voce sintetizzata), ai vari software ingrandenti e screen reader per un utilizzo su computer, fino alle opzioni di accessibilità attivabili nei tablet e smartphone. È affascinante lavorare in quest’ambito, dove si tocca con mano quanto il progresso tecnologico possa davvero aiutare le persone in condizioni più svantaggiate.

Cos’è cambiato da quando hai iniziato a fare il volontario?

È dalla fine del 2012 che faccio parte dell’associazione. Allora eravamo pochi ed eravamo anche poco conosciuti. Oggi siamo più organizzati: l’ausilioteca ha preso la forma di un servizio che si rivolge ad un numero sempre crescente di persone: si chiama Servizio Tommaso, e accoglie persone ipovedenti da tutta Italia, che assieme ai loro familiari possono rendersi conto come anche vedendo molto poco, non sia tutto perduto, bensì sia possibile riguadagnare una qualità della vita più che soddisfacente.

Molti faticano ancora a comprendere la differenza tra persone cieche e ipovedenti. Che cosa le distingue?

La cecità è una condizione assoluta, pertanto le persone cieche utilizzano tecnologie e strategie che sono solitamente standardizzabili. Alle persone ipovedenti, invece, ciascuna delle quali ha un residuo visivo differente, è necessario proporre delle soluzioni personalizzate a seconda della necessità e del contesto.

Ci sono persone che vedono meglio con più luce perché essa migliora la percezione dei contrasti; al contrario, altre sono abbagliate e hanno una miglior percezione con una luminosità più soffusa.

O ancora, ci sono persone che leggono più facilmente un testo, magari ingrandito, con caratteri chiari su sfondo scuro, e altri viceversa.

Questo è il motivo per cui il servizio che viene messo a disposizione richiede tempo: esso infatti necessita di un certo livello di competenze tecnologiche, senza trascurare la necessità di creare una relazione empatica nel corso dell’accoglienza.

L’Associazione Nazionale Subvedenti fornisce supporto sotto questo aspetto, non solo alle persone ipovedenti, ma anche ai loro familiari e conoscenti.

Raccontaci un’occasione che ha rafforzato il tuo senso di appartenenza all’Associazione Nazionale Subvedenti.

Ce ne sono state diverse…

Direi che avviene tutte le volte in cui accogliamo una persona che sente di aver irrimediabilmente perso certi piaceri che derivavano dall’uso della vista.

Noi non abbiamo la bacchetta magica, ma gli mostriamo gli ausili più opportuni al suo caso e non è raro che se ne vada convinto che anche se non sarà più come prima, certe soluzioni che non immaginava, sono in realtà a portata di mano.

E poi, come tutti i volontari del Servizio Tommaso, sono stato felice della visita che recentemente diversi componenti del Consiglio Comunale di Milano hanno svolto nella nostra ausilioteca, rendendosi conto del lavoro che da anni svolgiamo gratuitamente per la comunità.

Vittorino, perché oggi diventare volontario dell’Associazione Nazionale Subvedenti? Cosa dà alla fine un’esperienza del genere?

Un’esperienza come questa spinge a riflettere su cosa si possa concretamente fare per aiutare gli altri. E allo stesso tempo, si impara che gli altri non sono più un insieme indistinto, ma persone in carne e ossa, con i loro bisogni, desideri, paure, e soprattutto la necessità di continuare ad avere relazioni sociali soddisfacenti, pur con una forte riduzione della loro capacità visiva. 

Come volontario dell’Associazione Nazionale Subvedenti, so che posso aiutarli. 

Desideriamo ringraziare sentitamente Vittorino Riva che da oltre 10 anni sostiene e supporta con le sue competenze e la sua umanità il nostro compito associativo: “Dare di più a chi vede meno”.

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